Archivio di quartiere – storia n. 6


La storia del cinema è breve e contemporanea.  Nacque nel 1947 come un luogo dove si si promuoveva teatro sperimentale.
La sua nascita coincise con il periodo in cui il quartiere Carrassi iniziava ad avere un’identità propria, ma al suo interno mancavano ancora centri di aggregazione.
Con i commercianti si iniziò a pensare ad un luogo dove poter ospitare feste e manifestazioni teatrali. Fu il sig. Arezzo, il proprietario della macelleria Arezzo in via Pasubio, che permise la realizzazione di un primo luogo di aggregazione sul suolo che fiancheggiava la più vecchia parrocchia, che coincide oggi con il suolo occupato dal cinema Splendor.
Una volta individuato il suolo, si realizzò il primo teatro con un tendone preso dagli alleati. Fu recuperato tra le attrezzature dismesse dopo la guerra dal deposito situato all’ “ansa di Marisabella”. Il tendone riutilizzato era di grandi dimensioni.
Iniziò ad essere animato dai ragazzi dell’Azione Cattolica, erano l’anima del teatro, il primo ad essere ubicato oltre la cinta daziaria, ovvero oltre la strada extramurale.  I primi spettacoli realizzati furono commedie, classici latini un po’ rivisitati.
La gente confluiva in modo nutrito. Così si pensò di adibire quel luogo a sala di ricevimenti per matrimoni e per cerimonie laiche e feste da ballo e diventò presto un punto di riferimento per tutti gli abitanti nel dopoguerra.
Fu il sacerdote del tempo, don Leonardo Bitetti, un precursore che decise di trasformare il provvisorio in strutturato: il suo pensiero era quello di realizzare un luogo multiculturale, un teatro, ma anche uno spazio per esposizioni, che potesse utile alla popolazione. Si trattava di un’azione davvero pioneristica per quel momento storico. Si voleva dare un punto di riferimento culturale alla gente.
Don Leonardo morì improvvisamente e il progetto fu accantonato.
La situazione fu ripresa, suo malgrado, da don Vincenzo Fiore che portò avanti la prima vera costruzione del cinema.
Il cinema era chiamato dalla popolazione Pidocchietto, ma il suo nome è sempre stato Splendor. Nacque prima il cinema e poi la chiesa.
C’erano grandi difficoltà per la costruzione della chiesa e prendersi carico delle spese per l’ apertura di un cinema non dovette essere semplice. La riuscita fu provvidenziale. La cifra necessaria ad avviare il progetto, un milione di lire, fu ottenuta da una coppia di sposi turchi che si trovavano a Bari per terminare una pratica matrimoniale del tempo. Si trattava di un matrimonio da celebrare in modo ufficiale, diversamente dai tanti matrimoni celebrati la mattina presto per ufficializzare le unioni dopo le fuitine.
Quel milione di lire fu la scintilla che portò alla costruzione del cinema Splendor.
Il sabato sera e  la domenica pomeriggio la gente passava il suo tempo al  cinema. Tanti oggi quando vengono al cinema ricordano di aver trascorso qui i pomeriggi della domenica.
Essendo un cinema parrocchiale, i film subivano la censura. Qui avevamo un deposito con i tagli della censura, anche se la pratica era molto personale. Il primo scopo del cinema parrocchiale era di catechizzare la gente. I film che si proiettavano un tempo erano “Marcellino pane e vino”, “Benur” …


SPLENDOR-2
INAUGURAZIONE DEL CINEMA SPLENDOR – 13 FEBBRAIO 1952


Questo progetto andò in porto quindi anche grazie a Don Fiore, che con spirito imprenditoriale riuscì ad aprire il cinema.
Dalla fine anni ‘50 alla fine degli anni ‘70 fu un centro propulsore di cultura: vi si svolgevano regolarmente i cineforum, una vera scuola di cinema. I cineasti di Bari si sono formati con i cineforum di don Fiore, che aveva molte amicizie in campo cinematografico.
Lo Splendor diventò anche un centro di formazione politica. Vi si riuniva la DC del tempo. Fu ospitato diverse volte anche Aldo Moro. Questo ruolo di centro politico rendeva l’attività di rilievo per un luogo diverso dal centro della città.
Risale al 1953 il progetto di un’arena retrostante. A Bari c’era solo l’Arena Giardino. L’idea di uno spazio per proiezioni all’aperto, molto innovativa, fu però sacrificata per realizzare strutture pastorali più ampie.
Nel 1983 si fu costretti alla chiusura, quando morì l’unico proiezionista e non si seppe a chi affidare il cinema.
Il cinema è ancora oggi di proprietà parrocchiale ma è affidato ad un gestore privato.
I posti al suo interno sono 280, prima ce ne erano 350. Sono diminuiti per adeguarlo agli standard di sicurezza.
Insieme all’Esedra, al cinema ABC e al Piccolo, resta una delle quattro mono sale della città. Ma è l’unico cinema teatro a Bari.

Alla fine del 2013 abbiamo dovuto dismettere la macchina con la pellicola perché le case di distribuzione forniscono film solo su supporto digitale.
Il proiezionista che morì nel 1983 era mio nonno. Passavo i pomeriggi in cabina di proiezione. Non avrei mai pensato di diventare proiezionista. Sì, la mia storia segue lo standard di Nuovo cinema Paradiso.

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